Alle Gole del Raganello

Le Gole del Raganello, ai confini tra Calabria e Basilicata, rappresentano uno dei luoghi più affascinanti dell’intero Parco Nazionale. Già Riserva Naturale dal 1987 è costituita da pareti rocciose alte anche 700 metri scavate dal torrente Raganello. Il corso d’acqua raccoglie le acque di Serra delle Ciavole e di estende per 32 km fino a sfociare nel mar Ionio.

L’asprezza del territorio e anche sinonimo di fascino e meraviglia. Il paesaggio si discosta nettamente rispetto al cuore del Parco Nazionale, e ciò fa emergere la vastità dell’area protetta e le innumerevoli emergenze naturalistiche in esso contenute.img_5835La parte più accessibile del corso d’acqua è raggiungibile da Civita (CS) in prossimità del Ponte del Diavolo. Lungo il percorso non sarà difficile scorgere e osservare esemplari di grifoni e capre scalatrici sulle pareti scoscese.

Il Pollino ripiomba in autunno

Giornata decisamente autunnale nel Parco Nazionale del Pollino.

Dalla webcam di Santino De Luca, ecco San Severino Lucano ed il Massiccio del Pollino avvolti da una compatta coltre di nubi basse.

san-severino-maltempo-pollinoDal sito meteosanseverino.it apprendiamo che le temperature sono in picchiata, con gli attuali 13 gradi, ed oltre 40 mm di pioggia caduti dalla mezzanotte.

Riapre il Rifugio De Gasperi a Piano Ruggio

Da Piano Ruggio una lieta notizia.
Ha riaperto i battenti lo storico Rifugio De Gasperi, chiuso dal 2009.

Dopo anni di disagio riapre un importante punto di accoglienza dell’offerta turistica del Pollino. In bocca al lupo ai nuovi gestori.

Rifugio De Gasperi Piano RuggioPIano Ruggio 1535 mt.

 

Torna il verde sul Pollino

Ci eravamo già occupati in un articolo della strana colorazione del Pollino a giugno 2016.

Un’enorme fascia rossa era ben evidente sui pendii delle vette e nelle radure del Parco Nazionale, che seppur suggestiva, rimaneva comunque inusuale per la stagione primaverile.

Nell’articolo spiegammo che la mancata germogliazione delle foglie fu determinata dal bruschissimo calo delle temperature registrate a fine aprile in seguito ad una tardina nevicata.

IMG_5288Pur raccontando il fenomeno e le sue cause, permaneva comunque il dubbio sull’evoluzione delle cose, ovvero, a) le foglie sarebbero cadute?, b) la colorazione sarebbe rimasta tale fino l’autunno?, oppure, c) gli alberi avrebbero rigermogliato nuove foglie?.

Ecco la risposta in queste foto. Il fenomeno osservato ora ha la sua soluzione. La forza della natura ha ripristinato lo stato delle cose. Il ciclo naturale si è nuovamente verificato.

Monte Pollino e Serra del PreteSerra del Prete ago 2016Serra del Prete e Monte Grattaculo

Questi strani colori nel Pollino

Chi frequenta le montagne del Pollino, o si accingerà a farlo prossimamente, si sarà accorto, o si accorgerà, della strana colorazione dei boschi. Un’enorme fascia rossa ben evidente sui pendii delle vette e nelle radure del Parco Nazionale.

Una colorazione fantastica se fosse autunno, inusuale per il periodo quando solitamente è il verde a predominare il paesaggio. Un’inusualità che non coinvolge le vette. Da notare infatti lo spiccare del rigoglioso verde nelle cime dei monti.

Serra del PretePerchè è accaduto questo? Analisi del fenomeno.
Col tiempore primaverile gli alberi germogliano e le nuove foglie si presentano nella classica colorazione verde. Anche quest’anno il meccanismo era ben visibile nei nostri boschi. A rovinare il processo è stato un bruschissimo calo delle temperature che ha addirittura portato la neve fin i 1000 mt di quota. La neve ed il gelo del 25 aprile hanno letteralmente seccato le foglie, rendendole di questa colorazione.  Il fenomeno non ha coinvolto le cime, in quanto la germogliazione al di sopra dei 1700 mt di quota non era ancora avvenuta. Ecco il motivo per cui la fascia compresa dal 1500 ai 1700 metri presenta vaste zone di color rosso, mentre a quote più elevate è stata rispettata la consueta colorazione verde.

Progetto Pollino, primi dati 2016

Finalmente sono disponibili i primi dati relativi alle temperature dell’inverno 2016 registrate dalle stazioni meteo del Parco Nazionale del Pollino.

Il Progetto Pollino condotto dall’Associazione Meteo Basilicata è costituito da 3 stazioni meteo collocate in altrettanti punti strategici del territorio per il monitoraggio del microclima locale.

Nella fattispecie lo studio è condotto sulla dolina di Piano Ruggio (1535 mt), sui Piani del Pollino (1.777 mt), ed in prossimità del nevaio del Monte Pollino (2.225 mt).

PIANO RUGGIO: Nonostante l’inverno 2016 sia stato limitato a pochi episodi degni di nota, Piano Ruggio fa registrare una minima di -20,7 gradi nel mese di gennaio. Per valore assoluto, quella del 2016, addirittura è la terza minima negativa di tutta la serie storica. Rispetto lo scorso anno, possiamo annotare +4,1 gradi differenza, poichè a febbraio 2015 il termomentro ha raggiunto i -24,8 gradi.

Stazione meteo Piano RuggioPIANI DEL POLLINO: Il luogo più freddo dell’inverno 2016 sul Pollino con un sonoro -25,1 gradi. Solo un decimo di differenza rispetto febbraio 2015 quando la minima registrata fu di -25,2 gradi.
Ricordiamo che Piano Toscano, dove precisamente è collocata la stazione di rilevamento, detiene il record di temperatura negativa registata sul Pollino (dal 2011, anno in cui sono partite le rilevazioni) con i suoi -30,8 gradi del febbraio 2012.

NEVAIO DEL POLLINO: La stazione più alta in Appennino fa registrare una minima di -16,6 gradi a gennaio 2016. +2,5 gradi di differenza rispetto la minima registrata a febbario 2015 (-19,1 gradi). La stazione registra i valori in atmosfera, per cui non risente degli effetti provocati in una classica dolina (veloce e cospicuo raffreddamento). Questo spiega il motivo per cui le temperature minime registrate siano meno fredde nonostante il punto di rilevamento sia ad una quota altimetrica più elevata. Le rilevazioni sul nevaio ci permettono di osservare come anche il microclima locale abbia risentito dell’anomalia termica dell’inverno 2016, decretando temperature sopra la media.

5. Nevaio del Pollino UmbertoRicordiamo che il tipo di stazioni meteo utilizzate, proprio per la complessità del territorio, non permettono una trasmissione dei dati in tempo reale. Le stazioni registrano le temperature e memorizzano i dati che vengono scaricati ed elaborati periodicamente due o tre volte l’anno. Questo è il motivo per cui si dispone dei dati qualche mese dopo l’effettiva registrazione.