Pollino, sua maestà Orchidea

Il motivo per cui farò fatica a stancarmi del Pollino, il motivo per cui non perderò mai la voglia di raccontare e fotografare questa terra, è perchè l’alternanza delle stagioni porta con se infinite sfaccettature. E scoprirle è il mio stimolo per uscire in montagna.

Avete mai provato a guardare negli occhi un’orchidea?

In foto una Ophrys tenthredinifera, ovvero, una splendida Orchidea Maggiore tipica degli Appennini, ma completamente assente sulle Alpi.

Orchidea regina di primavera

Esiste un luogo intatto e meraviglioso che non smette mai di stupirmi. In qualunque stagione lo si frequenti regala sempre paesaggi, scorci e colori univoci.

Ogni giorno questo luogo non è mai lo stesso, oggi per merito della regina di primavera: l’Orchidea.

Imponente e delicata, rara e sensuale, suggestiva e fugace.

Il Parco Nazionale del Pollino ospita molte specie endemiche di orchidee dell’Appennino meridionale.

In foto un Orchis pauciflora, comunemente conosciuta come Orchidea Gialla o Meditarranea, presente in tutta Italia, tranne che sulle isole maggiori. Questo esemplare è stato fotografato sul Monte Zaccana (1580 mt) di Castelluccio Superiore, e sullo sfondo si possono notare le asperità del monte La Spina (1652 mt)

La primavera è tornata

La fioritura dei crochi (Crocus vernus), ci indica che la primavera è tornata.

Sul Pollino i prati verdi e viola hanno preso il sopravvento ed il profumo nell’aria è forte ed inebriante. Dai bassi pianori all’alta quota la primavera regala nuovi colori e nuova vita.

Ultima neve ai piedi di Serra di Crispo

La soleggiata giornata primaverile ci invoglia ad esplorare il Pollino con i suoi nuovi colori e fioriture.

Ai piedi del sentiero, le vette lontane ci indicano che i versanti meno esposti al sole, mantengono ancora un aspetto tipicamente invernale, elemento che non ci preoccupa. L’ascesa ai Piani del Pollino non sembra particolarmente complicata, anzi l’esplosione dei colori primaverili ai Piani di Vacquarro, ci distrae e ci rilassa.

Non si fa in tempo a dirlo che le macchie bianche diventano sempre più frequenti, fino a quando una coltre spessa di neve copre definitivamente il sentiero. La neve è altamente irregolare, i passi dei frequentatori del sentiero dei mesi precedenti lo hanno reso sconnesso, ed è ciò che accentua la nostra fatica.

Ma la lentezza ci permette di osservare altri elementi, come tracce e segni di animali selvatici, facendoci gustare in tutti gli elementi la straordinarietà di un Parco Nazionale.

La visuale è superba, i Piani del Pollino si presentano a chiazze bianche irregolari, leggere come pennellate in un quadro, con i pini loricati che giganteggiano in lontananza. La passeggiata si sarebbe dovuta chiudere qui, ma la voglia di vivere quel dipinto è tanta che passo dopo passo ci ritroviamo ai piedi di Serra della Ciavole.

Ai tratti tipici dell’inverno si contrappongono paesaggi primaverili, soprattuto in quota a Serra di Crispo, dove arriviamo senza accorgecene, e dove l’azione del sole ci restiutisce prati dalle mille sfumature.

 

Il verde che avanza

Ritorna la primavera, cambia il paesaggio, e la neve lascia spazio al verde che avanza.

A Piano Visitone (1.403 mt) la natura si esprime con colori smaglianti e brillanti e si risveglia dal gelo invernale.

Le cime del Monte Pollino (2.245 mt) e di Serra del Prete (2.181 mt) conservano ancora gli ultimi baluardi bianchi.

Piano Ruggio (1.535 mt) si presenta con un tricolore da cartolina. L’azzurro del cielo ed il verde dei prati, ci annunciano che anche il marrone della faggeta presto rigermoglierà.

Scaricati i dati ai Piani del Pollino

L’Associazione Meteo Basilicata comunica che è stato effettuato lo scarico dei dati ai Piani del Pollino.

La stazione è collocata ad una quota di 1.777 mt di altezza, all’interno di una dolina, che attualmente è il luogo più freddo del Sud Italia.

Di seguito alcuni momenti dell’operazione, condotta dai soci Giovanni e Renzo Stimolo, Umberto Genovese, con gli amici Gruppo Lupi San Severino Lucano.

L’ultimo rilevamento risale ad aprile 2016. Dopodiché un malfunzionamento ne ha compromesso il funzionamento fino a novembre 2016.

 

Progetto Pollino, punto della situazione

Il Progetto Pollino, guidato dall’Associazione Meteo Basilicata, ha iniziato il suo settimo anno di rilevazione. Costituito da 3 stazioni meteo, collocate in altrettanti punti strategici del territorio per il monitoraggio del microclima locale, coinvolge Piano Ruggio (1535 mt), i Piani del Pollino (1.777 mt), ed il nevaio del Monte Pollino (2.225 mt).

Il 2016 è stato un anno travagliato, con alcuni incidenti alle stazioni meteo che hanno rallentato lo studio delle conche carsiche dell’area protetta. Tali episodi sintetizzano molto più delle parole della difficoltà del Progeto e della sua gestione.

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

PIANO RUGGIO: L’analisi non ha conosciuto interruzioni nei periodi monitorati (Gen-Giu e Set-Dic). E’ stata l’unica stazione meteo a funzionare a piano regime. La temperatura minima assoluta è stata di -20,7 gradi registrata nel mese di gennaio, a cui si vanno ad  aggiungere i -19,1 gradi registrati a dicembre 2016.

PIANI DEL POLLINO: I dati disponibili sono compresi da gennaio ad aprile 2016. Dopodiché un problema di natura software ha inevitalbilmente falsato i dati. Purtroppo l’impossibilità di poter accedere mensilmente alla stazione per effettuare lo scarico dei dati, non ci ha fatto accorgere prima del problema. A novembre 2016 la stazione è stata ripristinata sperando che l’intoppo sia stato definitivamente risolto.

Nonostante tutto resta il luogo più freddo dell’inverno 2016 con i -25,1 gradi registrati a febbraio 2016. Proprio i Piani del Pollino detengono il record di temperatura negativa registata sul Pollino con -30,8 gradi registrati a febbraio 2012.

NEVAIO DEL POLLINO: I dati disponibili sono compresi da gennaio a marzo 2016. La stazione più alta in Appennino e per questo maggiormente sollecitata alle intemperie meteorologiche ed i 2.225 mt di altezza si fanno sentire tutti. Burrasche di vento e ghiaccio hanno contribuito alla rottura dei perni che sostenevano la stazione, che è andata persa.

La temperatura minima registrata è stata di -16,6 gradi a gennaio 2016.

Ricordiamo che il tipo di stazioni meteo utilizzate, proprio per la complessità del territorio, non permettono una trasmissione dei dati in tempo reale. Le stazioni registrano le temperature e memorizzano i dati che vengono scaricati ed elaborati periodicamente due o tre volte l’anno. Questo è il motivo per cui si dispone dei dati qualche mese dopo l’effettiva registrazione.