Ai piedi del Cristo di Maratea

La statua del Cristo Redentore di Maratea, in Basilicata, è alta 21,13 metri.

E’ posta sul monte S. Biagio (620 mt) ed è seconda solo al Cristo di Rio da Janeiro.

L’opera, a differenza di quella di Rio, volge le spalle al mare. Infatti, venne realizzata dopo la morte del figlio di Stefano Righetti (ideatore e finanziatore della statua) che fu inghiottito proprio da quel mare.

Il progetto artistico venne realizzato da Bruno Innocenti, e conclusa nel 1965.

Peperoni IGP di Senise

E’ tempo di peperoni.
I Peperoni IGP di Senise, sono dei tipici peperoni non piccanti della Basilicata.

Sono di forma stretta ed allungata e a basso contenuto di acqua.
A cavallo tra agosto e settembre si legano fra di loro formando le cosidette nserte, che vengono appese tradizionalmente ai balconi e fatti essicare al sole.

I peperoni secchi, fritti in olio bollente, per la loro particolarità di essere croccanti, sono definiti cruschi.

Rosso sapore, una bontà per il palato.

Riparte il progetto Piani del Pollino

Riparte il Progetto Pollino anche ai Piani del Pollino.
La stazione di rilevamento, posta a 1.777 mt in prossimità di un inghiottitoio a Piano Toscano, è stata definitivamente ripristinata.

Il progetto ha subito un forte rallentamento dalla primavera del 2016, quando dei problemi di natura software hanno condizionato le normali rilevazioni. Problemi che in un primo momento sembravano risolti, tant’è vero che la stazione dopo la manutenzione del novembre 2016, era stata ricollocata per il suo normale funzionamento.

Tuttavia al momento dello scarico dei dati, avvenuto per ben due volte nel 2017, ci si è accorti fin da subito che l’anomalia non era stata superata. Da qui la decisione definitiva di acquistare un altro datalogger che sostituisse definitivamente quello difettato.

La stazione è quindi pronta per rilevare nuovamente le temperature nell’area più fredda del Parco Nazionale del Pollino.

Al Patriarca del Pollino

Il Patriarca del Pollino è il più longevo esemplare di Pino Loricato presente in Italia. Con i suoi quasi 1000 anni di età è tra i più importanti alberi monumentali del nostro Paese.

Per raggiungere il Patriarca partiamo da Colle dell’Impiso (1560 mt) in una giornata tipicamente estiva. Raggiungiamo la sorgente Spezzavummule (1664 mt) e notiamo gli effetti della siccità estiva. La fonte, seppur presente con le sue acque limpide e freschissime, ha una portata minimale rispetto le normali capacità.
Riempiamo le bottiglie e sbuchiamo immediatamente a Colle Gaudolino (1680 mt).

Le condizioni climatiche condizionano la scelta del percorso, infatti, fin da subito stabiliamo di raggiungere la meta tramite il Bosco del Pollinello e non tramite il sentiero che si inerpica sulla spalla sud-ovest del Monte Pollino. Questo percorso, all’ombra della faggetta, sale dolcemente, dove esemplari giovani di Pino Loricato stanno riconolizzando i costoni rocciosi.

In una spaccatura di una di esso, immerso nella faggeta in direzione Monte Pollino, quasi 1000 anni fa nasceva il Patriarca del Pollino, un albero dalle dimensioni uniche, alto 12 metri e largo 6. La grandezza è incommensurabile, soprattutto osservando i rami dello stesso. Quelli che sarebbe tronchi di un normale albero, qui sono rami.
Ammiriamo un’opera d’arte della natura, di cui la certificazione dell’età risale agli anni ’80 su segnalazione di Giorgio Braschi. C’è chi scommette, appunto, che altri alberi seppur non accertati superebbero l’età del Patriarca.

Non vi resta che infilare gli scarponi e visitare un patrimonio di un inestimabile valore.

Terremoto nel Pollino, 9 settembre 1998

9 settembre 1998, ore 13.28 la terra sul Pollino tremò. Tremò per 15-20 secondi interminabili.

I sismografi registreranno un evento sismico di Magnitudo 5,6 Richter. Seguiranno per mesi e mesi centinaia di scosse di assestamento.

Epicentro del sisma il mio paese Castelluccio Inferiore e Castelluccio Superiore. Siamo in provincia di Potenza, in Basilicata. La catena del Pollino ci divide dalla Calabria.

19 anni dopo il ricordo è ancora vivo. Ricordo perfettamente ogni singolo secondo, dal boccone che stavo assoporando, alla fuga sotto le travi portanti di casa, alla notte successiva appisolato in auto.

2 morti ed abitazioni che eroicamente resistettero, anche se ci furono danni importanti nel centro storico. Si registrarono numerose lesioni ai muri portanti ed a tetti delle abitazioni, con crolli di cornicioni e tegole, che indussero l’inagibilità di alcune di esse con sgombero degli occupanti.

Gravemente danneggiati il palazzo comunale, il campanile e la Chiesa Madre. Quest’ultima, che registrò il crollo della volta centrale, fu riaperta al culto solo 14 anni dopo, nel 2012.

terremoto_pollinoDa quel momento il mio paese cambiò. Segnò profondamente tutti, anche se fin da subito si tornò alla normalità. Normalità che per me fu apparente. Il paese rimase puntellato per anni a seguire, nulla fu come prima.

I telegiornali quel giorno e nei giorni a seguire non diedero importanza all’evento, morì un’ icona della canzone italiana, Lucio Battisti.

Scrivo per non dimenticare.

A spasso nei boschi del Pollino

Un affascinante percorso che regala panoramiche uniche sui verdi boschi del Pollino e un suggestivo attraversamento di una forra, quella di Iannace.

L’escursione ad anello che parte ed arriva alla rotonda di Fosso Iannace (1.260 mt) è un esperienza unica che regala 6 km di ambientazioni e scenari completamente divergenti.

Salendo per pochi metri dalla strada asfaltata che conduce alla Madonna del Pollino di San Severino Lucano, si imbocca il sentiero curatamente segnalato. Dopo una prima parte all’ombra della boscaglia, si segue la cresta che conduce al Santuario. L’ascesa è di una bellezza incommensurabile, una balconata naturale sui verdi boschi del Parco Nazionale. Incantevole è la vista su Serra del Prete (2.181 mt) e Monte Grattaculo (1.891 mt).

Proseguendo, si raggiunge facilmente il Santuario (1.537 mt), dopodicchè si costeggia il riaperto rifugio Pino Loricato, e si imbocca il sentiero che va verso a Piano Iannace.

Noi decidiamo di non proseguire per il Piano, ma svoltiamo sulla sinistra per percorrere in discesa Fosso Iannace. Qui il paesaggio cambia totalmente. Dalla densità del bosco all’asprezza di una gola, che seppur asciutta resta ugualmente suggestiva.

In inverno, il percorso non è praticabile da quando una piena del torrente Frido ha divelto 6 dei 9 pontili posti ungo il percorso anni fa, e anche la cosidetta “scaletta” è oramai inutilizzabile.

Ritorniamo in auto con gli occhi altamente deliziati.

Ripristinata stazione meteo nevaio del Pollino

Dopo l’incidente avvenuto a novembre 2016 è stata ripristinata la stazione del nevaio del Pollino.

A quota 2.225 mt di altezza, dopo un primo intervento avvenuto a marzo 2017, da parte dei soci dell’Associazione Meteo Basilicata, l’arrivo dell’estate ha permesso il consolidamento della stazione di rilevamento più alta dell’Appennino.

Le primissime ondate fredde tra ottobre e novembre 2016, complici i fortissimi venti ed il peso del ghiaccio, hanno causato la rottura dei perni facendo perdere il datalogger e lo schermo solare. Prontamente è avvenuto l’acquisto di un nuovo sensore di rilevamento. Il nuovo dispositivo permette la campionatura fino a 32.000 dati, perciò, più capiente rispetto al precedente. Ciò permette di avere a disposizione un maggior lasso di tempo da uno scarico all’altro.
Questa non è l’unica nota positiva della giornata. Infatti, sotto i massi che sostengono la stazione, sono stati rinvenuti tutti i piatti che formano lo schermo solare andato perso nel 2016. Ringraziamo pubblicamente, chi ha provveduto a raccoglierli e farceli trovare sotto la stazione. Se la persona in questione legge questo post può contattarci, non solo per rendergli omaggio, ma anche per conoscere il luogo esatto del ritrovamento.
Un ultimo sguardo alla dolina del nevaio con una rigogliosa colorazione oro.

Con l’amico Umberto abbiamo provveduto allo scarico dei dati test, con una bella minima che vi comunicheremo a breve.

Il Progetto Nevaio del Pollino riprende e continua.